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di Enrico Doni

Questo blog nasce da un bisogno e da una domanda: il bisogno di confrontarmi e trasmettere quel poco che ho imparato in trent’anni di vita da nerd, giocando una o più volte a settimana a qualsiasi gioco di ruolo mi capitasse sotto mano. La domanda che rivolgo a me stesso e a te che mi leggi: come fanno i giochi di ruolo a raccontare storie? Come le regole di un gioco sono narrazione invisibile in grado di creare significato? Come le tue scelte diventano narrazione? Come il fallimento e la caduta possono essere parte della storia?

Cosa troverai qui

Riflessioni, analisi, qualche esperimento. A volte consigli pratici per chi gioca, narra e vuole capirci qualcosa di più. Spero sempre con grande onestà intellettuale, restando aperto a critiche costruttive e opinioni fondate.

Preferisco evitare le recensioni nel senso tradizionale del termine e i voti, di quelli ne abbiamo tutti avuto abbastanza, credo. Solo pensieri su come i giochi funzionano — e perché alcuni si adattano meglio di altri a determinate esigenze e a certe narrazioni.

Come leggerlo

Questo blog è fatto per essere letto con calma, un articolo alla volta, quando hai tempo, parole infilate una dietro l’altra in un italiano chiaro, che spero valgano la tua attenzione.

Se qualcosa ti colpisce, scrivimi. Se non sei d’accordo, ancora meglio — le conversazioni interessanti nascono dal disaccordo.

Nota sulla gender-neutrality

Infuria ormai da tempo un dibattito estremamente acceso e polarizzato sull’uso del linguaggio inclusivo e gender-neutral. Molte persone che stimo mi hanno detto che in fondo ci sono problemi più urgenti di cui occuparsi e potrei anche concordare, se volessimo focalizzarci compartimentizzando una questione per volta, trascurando una visione più ampia. Certo, in linea di massima, ritengo che chiunque abbia a cuore una società più equa dovrebbe concentrarsi in primis sull’abbattimento di quel che chiamiamo patriarcato, visto appunto per quello che è, cioè una forma di organizzazione del potere verticista e oppressiva, le cui conseguenze negative vengono pagate storicamente soprattutto dalle donne, ma non solo (Nota bene: non su uno scontro sterile e dicotomico uomo/donna).

In realtà, credo che ogni problema sia un nodo di una struttura complessa e che attaccarlo possa contribuire a indebolirla nella sua interezza. Il linguaggio non è neutro, le parole che usiamo orientano ciò che riusciamo a pensare e a rendere visibile; cambiarlo non basta, ma è un modo per mantenere viva l’attenzione e la consapevolezza sulle problematiche di genere ogni volta che iniziamo a scrivere, al di là della correttezza formale - che penso essere un problema secondario.

Ergo, in questo blog mi sforzo di usare un linguaggio inclusivo e gender-neutral, evitando l’uso di pronomi di genere e maschile sovraesteso, utilizzando la schwa (seppur con cautela, visti gli eventuali problemi di accessibilità), l’alternanza femminile/maschile e le forme neutre laddove possibile. Non sempre riuscirò a farlo pienamente, in quanto condizionato da un’educazione e da un’abitudine che mi porto dietro da una vita, ma ci proverò con tutte le forze.

Se vuoi approfondire l’argomento, ti consiglio la lettura di questa intervista a Vera Gheno. E se vuoi sentire l’altra campana, ti consiglio un articolo dell’Accademia della Crusca.